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Il Grand Tour in Veneto: viaggiatori stranieri e ville nobiliari nel Settecento

08 Luglio 2026
Grand Tour in Veneto nel 1700

Da Goethe a Lord Byron, come l'Europa colta scelse le ville venete come tappa del proprio viaggio di formazione

Nel Settecento, mentre l'Europa aristocratica si preparava a scoprire l'Italia, un'intera regione custodiva un patrimonio capace di rivaleggiare con Roma e Firenze: il Veneto.

Attraversando le pianure percorse dal Brenta e le colline ai piedi delle Prealpi, i viaggiatori del Grand Tour trovavano a Vicenza, Padova e Venezia un paesaggio punteggiato di ville nobiliari, capolavori palladiani e città d'arte che raccontavano un'idea di bellezza diversa da quella romana, più intima, agricola e allo stesso tempo raffinata.

Il fascino che spinse Goethe, Byron e centinaia di altri viaggiatori ad attraversare il Veneto non è andato perduto. Le città palladiane, le ville nobiliari e i paesaggi della campagna vicentina restano visitabili, e una visita a Vicenza città permette ancora oggi di ripercorrere gli stessi luoghi descritti nei diari di viaggio settecenteschi.

Rivivere lo spirito di quei viaggiatori d'élite è ancora possibile: scegliere un soggiorno in una villa storica del Cinquecento adibita a B&B significa ritrovare la stessa atmosfera di raffinatezza e cultura che affascinava i viaggiatori del Grand Tour. Passeggiare tra sale affrescate, giardini all'italiana e architetture cinquecentesche resta oggi il modo più diretto per comprendere perché il Veneto, tra Settecento e Ottocento, sia diventato una delle mete più desiderate d'Europa.

Ripercorriamo la storia del Grand Tour in Italia nel 1700, le sue tappe venete e i viaggiatori illustri che scelsero il Veneto come luogo di formazione culturale e ispirazione letteraria.

 

Cos'è il Grand Tour e perché nasce nel Settecento

Il Grand Tour è il lungo viaggio di formazione che, tra la fine del Cinquecento e l'Ottocento, portava i giovani rampolli dell'aristocrazia europea, in particolare inglese, ad attraversare il continente per completare la propria educazione. Le sue radici affondano nella tradizione medievale della peregrinatio academica, lo spostamento di studenti e docenti tra le università europee, che nel tempo si trasforma in un'esperienza più ampia di osservazione delle città, delle arti e delle istituzioni del continente, come racconta anche il portale dedicato al Grand Tour curato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Il termine stesso, tour, indica un giro che parte e ritorna nello stesso luogo, attraversando i paesi continentali con un traguardo privilegiato: l'Italia. La storia del Grand Tour nel 1700 coincide con la sua età d'oro, il momento in cui il viaggio smette di essere una pratica di nicchia e diventa un vero rito di passaggio sociale per giovani aristocratici, futuri diplomatici e uomini di Stato, accompagnati da tutori, precettori e talvolta artisti al seguito.

 

Le tappe italiane del viaggio: da Verona a Venezia attraverso il Veneto

Gli itinerari del Grand Tour variavano in base alle risorse economiche, agli interessi e alle condizioni delle strade, ma esistevano percorsi ricorrenti. Per i viaggiatori provenienti dal Nord Europa, la traversata delle Alpi attraverso il Brennero segnava l'ingresso ufficiale in Italia, e il Veneto era spesso la prima regione ad accoglierli.

Verona e Vicenza, la porta del Veneto palladiano

Da Verona, con la sua Arena romana, il percorso proseguiva verso Vicenza, città che nel Settecento rappresentava già un punto di riferimento assoluto per chi si interessava di architettura. Qui i viaggiatori incontravano le opere di Andrea Palladio: la Basilica Palladiana in Piazza dei Signori, il Teatro Olimpico e le ville di campagna che circondavano la città, autentici manifesti dello stile classico reinterpretato in chiave moderna.

Padova e Venezia, l'arrivo nella Serenissima

Da Vicenza il viaggio proseguiva verso Padova, con la sua celebre università e l'orto botanico, per poi concludersi a Venezia, meta che per molti rappresentava il coronamento del percorso veneto. La Serenissima offriva ai viaggiatori un'esperienza urbana unica, sospesa tra arte, commercio e teatro, diversa da qualsiasi altra città italiana visitata durante il Grand Tour.

 

Le ville venete, il volto nascosto del Grand Tour

Accanto alle grandi città, un'altra dimensione del Veneto attirava l'attenzione dei viaggiatori stranieri: le ville venete, dimore di campagna costruite dalla nobiltà veneziana e vicentina per unire la gestione dei terreni agricoli a una vita di rappresentanza e svago lontano dalla città.

Secondo il censimento dell'Istituto Regionale per le Ville Venete, il patrimonio conta oggi migliaia di edifici tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, molti dei quali attribuiti a Palladio o ai suoi allievi, ventiquattro dei quali inseriti nella lista dei siti patrimonio dell'Umanità Unesco insieme alla città di Vicenza.
Per i viaggiatori del Settecento, visitare queste dimore significava osservare da vicino un modello di vita aristocratica diverso da quello urbano: giardini all'italiana, affreschi commissionati ai grandi pittori del tempo, biblioteche, collezioni d'arte e una quotidianità scandita dai ritmi della campagna.

Chi oggi desidera ripercorrere questi itinerari può orientarsi tra gli itinerari di ville in provincia di Vicenza o approfondire il tema dei giardini delle ville venete, parte integrante dell'esperienza di visita tanto quanto le architetture, oltre alla storia delle ville nel racconto veneto che lega questi luoghi al territorio.

 

Goethe e la settimana vicentina che cambiò il suo sguardo sull'architettura

Tra i viaggiatori più illustri che attraversarono il Veneto durante il proprio Grand Tour, Johann Wolfgang von Goethe occupa un posto speciale. Partito dalla Germania nel settembre 1786 in un viaggio che avrebbe dovuto durare poche settimane e si protrasse invece per oltre due anni, il poeta arrivò a Vicenza il 19 settembre, restandovi fino al 26 dello stesso mese.

Durante questa settimana Goethe visitò le opere di Palladio, tra cui Villa Almerico Capra, meglio nota come La Rotonda, di fronte alla quale giudicò l'arte architettonica giunta a un grado di magnificenza mai raggiunto prima. Visitò anche il Teatro Olimpico, che definì indicibilmente bello, e Villa Valmarana ai Nani, dove rimase colpito dagli affreschi di Giambattista Tiepolo. Proseguendo verso Padova, acquistò un'edizione dei Quattro Libri dell'Architettura di Palladio e visitò l'orto botanico cittadino, dove osservò la palma nana che gli avrebbe ispirato alcune riflessioni sulla morfologia vegetale.

Arrivato infine a Venezia il 28 settembre, vi rimase quasi due mesi, un tempo lunghissimo se confrontato con le poche settimane dedicate in seguito a Bologna e Firenze lungo la via per Roma.

 

Lord Byron e il fascino romantico di Venezia

Se Goethe rappresenta il Grand Tour classico, di formazione e osservazione, Lord Byron incarna la fase successiva del fenomeno, quella in cui il viaggio in Italia diventa esperienza personale, sentimentale e narrativa. Arrivato a Venezia nel novembre 1816, il poeta inglese vi risiedette per circa tre anni, prima in una villa lungo la Riviera del Brenta a Mira e poi nel prestigioso Palazzo Mocenigo sul Canal Grande.

Fu proprio a Venezia che Byron compose il poema satirico Beppo e i primi canti del Don Giovanni, opere in cui la città lagunare diventa protagonista tanto quanto i suoi personaggi. Il soggiorno veneziano di Byron segna anche un passaggio simbolico nella storia del Grand Tour: da rito educativo riservato ai rampolli dell'aristocrazia a esperienza individuale e romantica, capace di ispirare una nuova generazione di scrittori e viaggiatori europei nell'Ottocento.

 

Pittori, architetti e scrittori sulle tracce del Grand Tour

Il Veneto attirava durante il Grand Tour anche numerosi artisti e uomini di cultura, spesso al seguito dei giovani aristocratici come tutori o disegnatori di viaggio. A Venezia, i vedutisti come Canaletto trovavano nei viaggiatori stranieri un mercato fiorente per le proprie tele, vere e proprie cartoline di lusso destinate ad arredare le residenze inglesi al ritorno in patria. Gli affreschi di Tiepolo nelle ville vicentine, ammirati da Goethe e da molti altri visitatori, contribuirono a diffondere in Europa il gusto per la pittura decorativa veneta.

Tra i resoconti di viaggio più citati figurano quelli di autori come Joseph Addison e Tobias Smollett, le cui pagine restituiscono uno sguardo diretto sulle città, i costumi e le istituzioni incontrate lungo il percorso. Questi scritti, insieme a lettere e diari privati, restano ancora oggi la fonte principale per ricostruire come i viaggiatori del Settecento osservassero e raccontassero il Veneto.


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