Famiglie nobiliari vicentine e collezionismo d`arte tra Cinquecento e Ottocento
Famiglie nobiliari vicentine e collezionismo d'arte tra Cinquecento e Ottocento
Dai palazzi palladiani alle quadrerie private, come Valmarana, Chiericati e Da Schio resero Vicenza un museo diffuso
Le famiglie nobiliari vicentine più rilevanti, sia per origini e storia nobiliare che per la storia del collezionismo d'arte sono sicuramente i Valmarana, i Chiericati, i Da Schio e i Tornieri, ai quali si affianca la vicenda meno nota ma ben documentata della famiglia Vecchia.
Tra Cinquecento e Ottocento questi casati trasformarono i palazzi cittadini e le ville di campagna in luoghi di raccolta di pittura, scultura e libri, unendo il prestigio politico all'investimento in arte e architettura: Le collezioni nate in quel periodo hanno lasciato tracce visibili ancora oggi nei musei e nelle biblioteche di Vicenza.
Potere, ricchezza e prestigio sociale della nobiltà vicentina
L'appartenenza al patriziato vicentino si fondava su tre elementi combinati, che erano:
- Il lignaggio familiare
- Il patrimonio fondiario o mercantile
- La visibilità pubblica ottenuta attraverso palazzi, cappelle gentilizie e commissioni artistiche.
Il matrimonio funzionava come strumento di alleanza tra casate, con doti consistenti riservate a unioni ritenute vantaggiose per il prestigio del gruppo familiare. La Repubblica di Venezia, di cui Vicenza era parte, riconosceva questo sistema di rango e ne regolava alcuni aspetti critici, come il fenomeno dei rapimenti di ereditiere, colpito da una legge specifica nel 1574.
Il palazzo cittadino era la misura più immediata del rango raggiunto da una famiglia: mobili intagliati, boiserie lignee, arredi in noce e specchiere veneziane completavano l'allestimento degli interni, rendendo la dimora stessa un'opera composita in cui architettura, decorazione e collezione convivevano.
Un modo unico per avvicinarsi a questo universo è soggiornare in ambienti che lo conservano intatto: le camere del B&B di Villa Curti, arredate con mobili d'epoca originali, restituiscono esattamente quella sensazione di abitare la storia.
Mecenatismo e committenza, dal palazzo alla villa
Il mecenatismo delle famiglie vicentine non era un gesto isolato di generosità verso gli artisti, esso era una strategia di rappresentazione sociale che si esprimeva attraverso commissioni architettoniche, cicli pittorici e raccolte private, spesso concentrate nell'arco di una o due generazioni particolarmente attive.
Andrea Palladio e le famiglie vicentine
Diverse casate vicentine legarono il proprio nome ai progetti di Andrea Palladio, l'architetto che nella seconda metà del Cinquecento ridisegnò il volto della città.
I Chiericati commissionarono l'edificio oggi noto come Palazzo Chiericati, i Porto e i Thiene affidarono all'architetto le proprie residenze urbane, mentre altri rami della famiglia Valmarana ottennero da Palladio ville e cappelle di grande valore simbolico. Questa fitta rete di committenze rese Vicenza un laboratorio dell'architettura di Andrea Palladio nelle ville venete, un patrimonio riconosciuto oggi anche a livello internazionale.
Il collezionismo d'arte tra pittura, scultura e affreschi
Le quadrerie vicentine nascevano all'interno dei palazzi come raccolte private di dipinti, spesso accompagnate da gallerie di sculture, monete antiche e libri rari. Non erano semplici depositi di oggetti preziosi, ma spazi pensati per essere mostrati a ospiti, viaggiatori e figure di rilievo culturale, con un valore che univa estetica e affermazione sociale.
I Valmarana e gli affreschi di Tiepolo a Villa Valmarana ai Nani
Il caso più celebre di committenza pittorica legata a una famiglia vicentina riguarda i Valmarana.
Nel 1757 Giustino Valmarana chiamò Giambattista Tiepolo e il figlio Giandomenico ad affrescare la Palazzina e la Foresteria della villa alle porte di Vicenza, oggi nota come Villa Valmarana ai Nani per le diciassette statue in pietra che ne circondano il parco.
Il complesso è celebre per il ciclo di affreschi realizzato da Giambattista Tiepolo, allora nel pieno del suo splendore artistico, e dal figlio Giandomenico, e rappresenta uno dei pochi luoghi al mondo in cui è possibile confrontare direttamente lo stile dei due pittori nella stessa dimora.
Nel 1786 lo scrittore tedesco Johann Wolfgang Goethe visitò la villa durante il proprio viaggio in Italia, annotando nel diario una riflessione sulla differenza di resa tra gli affreschi della Palazzina e quelli della Foresteria, allora attribuiti interamente a Giambattista.
Questa e altre testimonianze di viaggiatori settecenteschi sono raccontate nei diari di viaggio del Grand Tour in Veneto, che documentano come le ville nobiliari fossero già tappe riconosciute del percorso culturale europeo.
I Chiericati, Palladio e la nascita del museo civico
Il legame tra i Chiericati e Palladio ha avuto conseguenze dirette sul destino pubblico del collezionismo vicentino: Il palazzo fu progettato nel 1550 su richiesta di Girolamo Chiericati, con i lavori completati solo alla fine del Seicento; il Comune di Vicenza lo acquistò nel 1839 con l'intenzione di riunirvi le collezioni civiche d'arte.
Il nuovo museo, restaurato dagli architetti Berti e Miglioranza, fu inaugurato il 18 agosto 1855, diventando la sede storica del Museo Civico. Fu proprio in questa fase che le raccolte private della nobiltà vicentina cominciarono a confluire nel patrimonio pubblico, a partire dal primo dono di Gabriele Fantoni nel 1893.
Sul sito del Museo civico di Palazzo Chiericati è possibile consultare la ricostruzione ufficiale di questo percorso.
I Da Schio, mercanti e banchieri al servizio dell'arte
I Da Schio rappresentano un modello diverso di ascesa nobiliare, radicato nell'attività mercantile e bancaria più che nella sola tradizione feudale. Il loro contributo allo sviluppo urbanistico di Vicenza si legò alla costruzione della cattedrale cittadina, diventata poi la Basilica Palladiana, e al celebre palazzo di famiglia, noto anche come Ca' d'Oro per lo stile gotico della facciata.
La loro storia mostra come arte e aristocrazia a Vicenza si intrecciassero spesso con l'iniziativa economica, in un modello simile a quello di altre città venete.
La collezione Vecchia, un caso di studio documentato
Tra le raccolte private vicentine, la collezione Vecchia è quella meglio ricostruita dagli storici dell'arte grazie a fonti archivistiche di prima mano.
L'avvocato Angelo Vecchia (1689-1762) custodiva nel proprio palazzo vicentino dipinti di Giambattista Tiepolo, Luca Giordano, Giovanni Battista Langetti e Pietro Liberi, accanto a un consistente gruppo di sculture e a una ricca biblioteca. Il nipote Antonio Vecchia, antiquario e disegnatore, proseguì la passione di famiglia per i libri, ampliando ulteriormente il patrimonio librario domestico.
La ricostruzione dettagliata di questa quadreria si deve a un contributo scientifico, pubblicato nel 2014 sulla rivista Verona Illustrata, basato sull'inventario giudiziale del 1838 conservato nell'Archivio di Stato di Vicenza. Questo documento resta uno degli esempi più solidi di come un inventario notarile possa restituire, quasi due secoli dopo, la fisionomia esatta di una raccolta privata andata dispersa.
Il collezionismo librario, i Tornieri e la Biblioteca Bertoliana
Accanto alla pittura, alcune famiglie vicentine coltivarono un collezionismo orientato ai libri e ai manoscritti: La famiglia Tornieri, aggregata alla nobiltà vicentina nel 1637 e insignita del titolo comitale nel 1748, espresse questa vocazione soprattutto nella figura di Arnaldo I Arnaldi Tornieri (1739-1829), letterato e storico, autore delle Memorie di Vicenza, un manoscritto di oltre duemila pagine oggi conservato nella Biblioteca civica Bertoliana.
Il fratello minore Lorenzo, noto anche come Arnaldo III Arnaldi Tornieri (1751-1834), tradusse in ottava rima l'Eneide di Virgilio nel 1779, confermando un'attenzione alla cultura classica condivisa da diversi membri della casata.
Nel 1853 il conte Giacomo Tornieri donò l'intera libreria di famiglia alla Biblioteca Bertoliana, un istituto fondato nel 1708 e diventato con il tempo la terza biblioteca del Veneto per dimensione, dopo la Biblioteca Marciana di Venezia e quella dell'Università di Padova. Il collezionismo librario vicentino rappresenta così un capitolo parallelo, ma altrettanto rilevante, rispetto a quello pittorico e scultoreo.
Inventari, archivi e provenienza delle opere
La ricostruzione delle collezioni nobiliari vicentine passa quasi sempre attraverso tre tipologie di fonte: gli inventari giudiziali redatti alla morte del proprietario, gli archivi di famiglia conservati privatamente o donati a istituti pubblici, e i registri notarili custoditi nell'Archivio di Stato.
La provenienza delle opere d'arte ricostruita su queste basi permette agli storici di attribuire con maggiore sicurezza dipinti e sculture oggi dispersi in collezioni diverse, e consente ai musei di documentare il percorso di un'opera dal palazzo originario fino all'esposizione pubblica attuale.
La dispersione delle collezioni tra Otto e Novecento
Le grandi quadrerie nobiliari vicentine non sono arrivate intatte fino a oggi. Successioni ereditarie, vendite sul mercato antiquario, cambi di gusto e difficoltà economiche portarono nel corso dell'Ottocento e del primo Novecento a una progressiva dispersione delle collezioni.
Molte opere lasciarono i palazzi originari per entrare nel mercato dell'arte o in collezioni private diverse, mentre altre confluirono nelle raccolte pubbliche attraverso donazioni successive: dal lascito Fantoni del 1893 fino ai lasciti Roi e Ghiotto del Novecento, alla collezione Neri Pozza del 1988, fino alla più recente collezione Breganze-Baldisserotto, entrata nei Musei Civici nel 2023. Questo lento processo ha permesso alla città di ricostruire, in forma pubblica, parte del patrimonio che un tempo apparteneva esclusivamente alle famiglie aristocratiche.
Dove vedere oggi le collezioni nobiliari vicentine
Buona parte del patrimonio raccolto dalle famiglie nobiliari vicentine è oggi visitabile. Il Museo Civico di Palazzo Chiericati conserva dipinti, sculture e arti applicate che vanno dal Duecento al Novecento, comprese le pale rinascimentali di pittori vicentini come Bartolomeo Montagna e Giovanni Buonconsiglio, accanto alle opere settecentesche entrate con i lasciti ottocenteschi.
La Biblioteca civica Bertoliana custodisce ancora oggi i manoscritti e i libri donati dai Tornieri. Villa Valmarana ai Nani, tuttora abitata da un ramo della famiglia Valmarana, resta aperta al pubblico più giorni alla settimana con i suoi affreschi originali.
Chi desidera approfondire questo patrimonio può orientare la visita a partire da una visita al centro storico di Vicenza, che permette di collegare i palazzi nobiliari alle collezioni oggi custodite nei musei cittadini.
Villa Curti, un capitolo domestico dello stesso collezionismo
Villa Curti, eretta nel tardo Cinquecento dai conti Sale di San Damiano sui resti del castello dei Bissari, passò a inizio Ottocento ai nobili veneziani Mocenigo e giunse nel 1870 alla famiglia Curti, che la abita tuttora. Al suo interno si ritrova la stessa logica di raccolta descritta finora, applicata su scala domestica.
Il Salone Egizio custodisce una collezione di antiche stampe egizie, il Salone dei Palazzi conserva una rara raccolta fotografica di antichi palazzi vicentini insieme a un portale quattrocentesco murato, proveniente da una casa della nobile famiglia Pigafetta, alla quale appartenne anche il navigatore Antonio Pigafetta.
Nel Salone delle Corazze sono esposte armature ed elmi appartenuti alla famiglia. La storia completa della villa è raccontata nella sezione dedicata a Villa Curti tra storia, arte e ospitalità.