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Curiosità su Vicenza: storie, leggende e segreti della città del Palladio

04 Novembre 2024
curiosità su Vicenza

Le curiosità su Vicenza raccontano una città che, sotto l’eleganza dei suoi palazzi rinascimentali, nasconde aneddoti sorprendenti, leggende popolari e personaggi che hanno lasciato il segno nella storia del mondo. Villa Curti, dimora veneta ricca di arte e storia in provincia di Vicenza, con il suo B&B elegante e raffinato, ha pensato di offrire ai propri ospiti, attuali e futuri, una carrellata di chicche vicentine che svelano l’origine di alcuni appellativi tipici e di situazioni davvero particolari.

Perché Vicenza è famosa: la città del Palladio

Prima di addentrarci tra i segreti, vale la pena ricordare cosa rende Vicenza riconoscibile in tutto il mondo. La città deve gran parte della sua fama ad Andrea Palladio (1508-1580), l’architetto rinascimentale che ne trasformò il volto al punto da farle guadagnare il soprannome di “città del Palladio”. Le sue opere, dalla maestosa Basilica Palladiana con le candide logge in marmo affacciate su Piazza dei Signori, al celebre Teatro Olimpico, il più antico teatro coperto in muratura al mondo, valsero a Vicenza l’iscrizione nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1994. La Basilica lasciò a bocca aperta perfino Goethe durante il suo viaggio in Italia. Chi desidera approfondire può partire da questa guida per visitare Vicenza città.

Anche il nome della città custodisce una piccola curiosità. Vicenza nasce come centro romano con il nome di Vicetia, fondata intorno al II secolo a.C., e da quella radice latina deriva l’attuale denominazione. La città visse il suo periodo d’oro sotto la Repubblica Serenissima di Venezia, a cui fu legata dal 1404 fino alla fine del Settecento, un legame che ritorna spesso nelle storie che seguono.

Vicentini “magnagati”: l’origine del soprannome più famoso

Sull’origine del nome con cui i vicentini sono spesso bonariamente presi in giro è fiorita un’ampia aneddotica, non supportata però da alcuna prova documentale. Restano due leggende affascinanti.

La prima risale al periodo d’oro della Serenissima e narra che, durante una pestilenza, Vicenza fu colpita da un’invasione di topi. Gli abitanti chiesero aiuto a Venezia, città ricca di gatti, e li trasportarono fin lì con dei barconi navigando lungo il Bacchiglione. I veneziani, generosi ma burloni, offrirono ai vicentini un lauto banchetto in laguna a base di lepre per ringraziarli di averli liberati da tanti felini. Solo a fine pranzo rivelarono che quella carne, in realtà, era proprio di gatto.

La seconda versione si lega a un fatto storico, i moti risorgimentali antiaustriaci del 1848. Quello fu un anno di forte carestia a Vicenza, aggravata da un grande afflusso di persone in città, tanto che molti abitanti, pur di sopravvivere, sarebbero stati costretti a cibarsi anche di gatti.

Questa fama ha perseguitato i vicentini nel tempo, regalando episodi memorabili. Negli anni Sessanta e Settanta, in occasione dei derby calcistici Vicenza-Padova, i tifosi ospiti arrivavano allo stadio con dei gatti che venivano liberati sul campo all’ingresso delle squadre, scatenando enormi difficoltà di cattura e grandi risate del pubblico.

Villa Valmarana ai Nani e la leggenda dei diciassette nani

Considerata una delle più belle ville del Vicentino e splendidamente affrescata da Giambattista Tiepolo insieme al figlio Giandomenico, Villa Valmarana deve il suo soprannome “ai Nani” a una leggenda struggente.

Si racconta che nella villa, circondata da un alto muro, vivesse una fanciulla nana e che i genitori, per non farle comprendere la sua condizione, la tenessero confinata circondandola di servitori e custodi anch’essi nani, come se il mondo reale fosse popolato solo da persone della sua statura. Un giorno un principe, incuriosito dalle voci che circolavano, riuscì a penetrare nella villa. La fanciulla, vedendolo, prese improvvisamente coscienza della propria situazione e, disperata, si tolse la vita gettandosi dalla torre. I nani, suoi fedeli servitori, furono pietrificati dal dolore e rimasero per sempre sul muro di cinta, trasformati in diciassette statue dall’aspetto grottesco che ancora oggi accolgono i visitatori. Per chi ama questi luoghi, sono disponibili veri e propri itinerari tra le ville della provincia di Vicenza.

Palazzo Porto Breganze, il palazzo rimasto a metà

A Porta Castello sorge uno degli edifici più enigmatici della città, il Palazzo Porto Breganze, che si distingue per una particolarità evidente: è incompiuto. Si tratta di un’opera di Andrea Palladio la cui realizzazione, per ragioni mai chiarite, fu interrotta. Dai disegni originali si capisce che il palazzo doveva estendersi verso sinistra, con la demolizione del preesistente Palazzo Porto, e dominare l’intera piazza.

Rimase quindi “a metà” e fu sistemato nella forma attuale nel 1615 da Vincenzo Scamozzi, allievo prediletto del Palladio. Oggi di proprietà privata, l’edificio fa parte del sito Patrimonio dell’UNESCO. La sua forma sospesa ha alimentato fantasie e racconti popolari, al punto che alcune tradizioni locali lo legano a presenze misteriose e leggende di fantasmi, contribuendo a renderlo una delle mete preferite da chi cerca le curiosità più nascoste di Vicenza. Vale la pena ricordare il ruolo che le ville nella storia veneta hanno avuto nel plasmare l’identità architettonica del territorio.

La chiesa nascosta nel palazzo del Monte di Pietà

In Piazza dei Signori, di fronte alla Basilica Palladiana, il Palazzo del Monte di Pietà custodisce una rarità architettonica: al suo interno è letteralmente incorporata una chiesa, dedicata a San Vincenzo, patrono della città, incastonata tra le due ali dell’edificio.

Il complesso monumentale fu costruito tra il XV e il XVII secolo. La loggia inferiore ospita la chiesa vera e propria, mentre quella superiore accoglieva gli uffici del Monte di Pietà, l’istituto nato nel 1486 per sostituirsi agli usurai come prestatore di denaro. Ancora oggi è visibile, coperta da una grata, l’apertura attraverso cui passavano gli oggetti dati in pegno e il denaro corrispondente. La chiesa nasconde altri dettagli affascinanti: viene aperta al pubblico soprattutto la domenica mattina e nell’atrio conserva una stele in marmo rosso di Asiago su cui sono incise le misure-campione in vigore nel Cinquecento, pronte all’uso durante i giorni di mercato che si teneva proprio lì davanti.

Vicenza città dell’oro e il Gioiello perduto

Tra le curiosità meno note c’è il motivo per cui Vicenza viene chiamata “città dell’oro”. Il territorio vicentino è da secoli la capitale italiana della lavorazione orafa, una tradizione che ancora oggi alimenta un fiorente settore di esportazione e che ha il suo simbolo nel Museo del Gioiello, ospitato negli spazi della Basilica Palladiana.

All’origine del soprannome c’è però una storia precisa, quella del “Gioiello di Vicenza”. Si trattava di un modellino della città realizzato nel 1578 in placche d’argento su un supporto di legno, costruito dall’orafo Capobianco su progetto del Palladio. I cittadini lo offrirono come ex-voto alla Madonna di Monte Berico per ringraziarla di averli salvati dalla peste. L’oggetto andò in seguito perduto, ma proprio grazie a quel prezioso manufatto Vicenza venne ricordata come la città dell’oro.

Romeo e Giulietta sono nati a Vicenza

Pochi sanno che la più celebre storia d’amore della letteratura mondiale affonda le sue radici nel Vicentino. Prima che William Shakespeare la rendesse immortale, fu lo scrittore vicentino Luigi da Porto a dare forma alla vicenda di due giovani amanti di nome Romeo e Giulietta, una passione resa impossibile dalle rispettive famiglie e conclusa tragicamente con la morte di entrambi.

A ricordare la paternità della storia c’è una targa commemorativa sulla facciata di un edificio di Contrà Porti, una delle vie più eleganti del centro, dove si susseguono dimore nobiliari e dove da Porto si spense nel maggio del 1529. Il suggerimento per chi visita la città è semplice: prima di attribuire la celebre tragedia alla vicina Verona, conviene fare una passeggiata tra questi palazzi.

Antonio Pigafetta, il vicentino che fece il giro del mondo

Vicenza ha dato i natali a uno dei protagonisti delle grandi esplorazioni geografiche. Antonio Pigafetta fu il navigatore e cronista che accompagnò Ferdinando Magellano nel primo viaggio di circumnavigazione del globo, all’inizio del Cinquecento.

Il suo diario di bordo resta uno dei resoconti più preziosi mai scritti su quell’impresa, una fonte fondamentale per la conoscenza del mondo nel XVI secolo. La sua casa, nel cuore del centro storico, è ancora oggi una tappa amata da chi vuole scoprire i legami tra Vicenza e la storia mondiale.

La colonna infame di Galeazzo da Roma

Tra le curiosità più cupe della città spicca una lapide poco appariscente lungo Corso Palladio, incastonata tra le vetrine all’altezza dei civici 170 e 171. È dedicata a Galeazzo da Roma, un criminale tristemente noto per alcuni efferati delitti commessi a Vicenza nella prima metà del XVI secolo.

Le iscrizioni scolpite sul marmo segnalano il luogo in cui sorgeva la sua abitazione, in seguito abbattuta proprio per cancellarne ogni ricordo dalla città. Una testimonianza silenziosa di come Vicenza scelse di trattare la memoria dei suoi personaggi più sinistri.

A tavola a Vicenza: baccalà e dolci della tradizione

Le curiosità di Vicenza passano anche dalla cucina, e qui la fama dei “magnagati” lascia spazio a sapori ben più rinomati. Il piatto identitario per eccellenza è il baccalà alla vicentina, una preparazione a base di stoccafisso (non di baccalà salato, nonostante il nome), cotto lentamente con latte, cipolla, acciughe e formaggio grattugiato. Le sue radici sono antiche e la ricetta è custodita gelosamente dalla Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina. Chi vuole portarsi a casa i sapori del territorio può scoprire i prodotti tipici del vicentino e le ricette e tradizioni della cucina locale.

Sul fronte dolce, la tradizione vicentina propone preparazioni semplici e genuine come la putana (o pinza), un dolce povero a base di pane raffermo, frutta secca e fichi, tipico del periodo invernale e legato alla cultura contadina del territorio. Un assaggio di queste specialità completa il ritratto di una città che sa sorprendere a ogni angolo, anche a tavola.


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